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Scarp de'Tennis e reinserimento lavorativo
Scarp de’ tenis è una rivista mensile di strada, nata a Milano nel 1994. Tratta temi di attualità legati all’emarginazione e alla povertà.
Scarp è un progetto sociale. I protagonisti sono persone senza fissa dimora. Sono loro i collaboratori e i venditori del giornale; lo scrivono (in parte) e lo diffondono, beneficiando dell’opportunità di reinserimento sociale da esso offerto. Infatti Scarp è uno strumento di lavoro e recupero della propria dignità.
Il progetto è sostenuto da Caritas Italiana e attualmente è presente in nove diocesi: Milano, Torino, Napoli, Genova, Firenze, Vicenza, Rimini, Catania e Palermo. Nella nostra città il giornale viene venduto in abbinamento con il settimanale diocesano ‘Il Ponte’ che collabora al progetto insieme alla Caritas diocesana di Rimini e alla Capanna di Betlemme.
E' possibile ricevere Scarp anche per abbonamento.
Referente per il progetto Scarp de’ tenis- Rimini: Letizia (0541.26040-Caritas diocesana)
Sito internet del giornale: www.scarpdetenis.it
Trovi informazioni anche su: www.caritas.rimini.it
I venditori raccontano…
“Era il 1995 quando mia madre cominciò a dar segni di peggioramento della sua malattia. Ciò mi portò, col passare degli anni, essendo figlio unico e già orfano di padre, alla progressiva perdita del lavoro e di conseguenza all’indebitamento per le spese delle cure mediche. Alla sua morte per porre rimedio ai debiti fui costretto a vendere il piccolo appartamento in cui vivevamo e per mia fortuna trovai un lavoro che mi permise di vivere dignitosamente per alcuni anni fino al 2007 quando lo persi, per motivi di salute, poi risoltesi per il meglio. Il tutto mi costrinse a lasciare la casa dove mi ero trasferito e mi portò a girare per mezza Italia”. Luca
“Vengo dalla Somalia. Ho 20 anni e sono scappato dal mio paese perché c’è la guerra. Lì ho lasciato mia madre e mia moglie. Mio padre e mio fratello sono stati uccisi da una bomba. Ora sono un venditore di Scarp de’ tenis ed ospite di un progetto della Provincia di Rimini per i rifugiati. Dopo aver finito la scuola, prendendo il diploma nel 2007, ho lavorato al Comune di Mogadiscio, capitale della Somalia. Poi sono uscito dalla città perché avevo paura, che gli estremisti, che sono contro il governo, uccidessero anche me visto che avevano già assassinato alcuni miei colleghi. La situazione era troppo pericolosa”. Omar
“Da circa tre anni vivo alla Capanna di Betlemme. A maggio di questo anno mi è stata offerta l’opportunità di far parte di questo progetto; un passo importante che mi ha permesso di recuperare la mia dignità sociale ed un’indipendenza individuale, anche a livello economico. Questo lavoro, perché è un lavoro, mi ha appassionato subito e mi piace perché mi permette di comunicare con tutte le persone che incontro, che mi chiedono il giornale facendomi sentire utile e rispettato. Sono felice del fatto che i guadagni non sono solo miei, ma aiutano altre persone che, come me in passato, hanno vissuto in strada perdendo tutto, anche la propria dignità. Tutto questo mi rende orgoglioso e motivato in ciò che faccio. Lo faccio per dare un po’ di speranza con questa mia testimonianza. Io nel mio piccolo, sento che posso contribuire donandomi agli altri anche attraverso il mio lavoro, per far stare meglio qualcuno che ha più bisogno di me”. Marek