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Finanza etica, ancora pił garanzie
La direttiva Mifid (Markets in Financial Instruments Directive) sancisce una nuova disciplina dei mercati, servizi e strumenti finanziari mirata a rafforzare la tutela del risparmiatore e a risolvere annosi problemi come il conflitto di interessi e la scarsa informazione. Ha l’obiettivo di accrescere la consapevolezza dell'investitore, di metterlo nella condizione di poter scegliere al meglio, anche attraverso un aumento dell'informazione e della trasparenza.
Con questo decreto si rivoluziona non solo il mondo degli investimenti tradizionali ma viene anche disciplinato specificatamente il settore degli investimenti etici.
Dalla normativa emerge il fatto che i prodotti di investimento etici e gli intermediari di questi, sono in primis sottoposti alle regole della normativa e della vigilanza bancaria e in più ad una specifica normativa che mira a garantire l”eticità” di questi.
Infatti, nei fondi socialmente responsabili la valutazione degli strumenti finanziari è sempre il frutto di “processi di investimento etici, fondati su criteri di selezione dei titoli che non si pongono come fine
esclusivo la massimizzazione dei rendimenti (dato un certo grado di rischio) ma anche la salvaguardia
di valori universali quali l’equità sociale, la protezione dell’ambiente e della salute, lo svolgimento
dell’attività economica nel rispetto degli interessi di tutti gli stakeholders e, più in generale, dei
cittadini” (tratto dal Documento di Consultazione al regolamento intermediari 7 febbraio 2007,
disponibile sul sito Consob).
Tutti i prodotti e servizi di investimento definiti etici dovranno assolvere particolari obblighi in termini di trasparenza indicando:
- gli obiettivi e le caratteristiche che giustificano la qualificazione di prodotto “etico”;
- i criteri di selezione degli strumenti finanziari investibili utilizzati;
- le politiche di azionariato attivo eventualmente perseguite;
- l’eventuale destinazione e la relativa misura dei proventi generati dai prodotti o dai servizi in
favore di iniziative etiche;
- le procedure adottate per garantire il perseguimento degli obiettivi su indicati;
- l’adesione a codici di autoregolamentazione promossi in tale ambito.
Di particolare interesse è il fatto che la nuova normativa preveda l’obbligo dell’azionariato attivo, cioè all’esercizio attivo e responsabile dei diritti di voto nelle assemblee delle imprese in cui investono.
Una delle principali caratteristiche dei prodotti “etici” o “socialmente responsabili” è quella di sollecitare la riflessione delle imprese sugli aspetti sociali, ambientali e di governance della loro attività. L’azionariato attivo è quindi uno stimolo perché le società quotate rendano sempre più concreto il proprio impegno nella tutela dell’ambiente, dei diritti umani e nell’adozione di buone pratiche di governo.
I prodotti che davvero si caratterizzano come “etici” possono dare un forte contributo in termini di maggiore trasparenza e coinvolgimento, sia degli operatori dei mercati finanziari, sia dei singoli risparmiatori: scegliendo un prodotto “etico” è possibile avere un effetto positivo sui comportamenti delle imprese, inducendole al rispetto di valori sociali e ambientali e, conseguentemente, ottenendo effetti positivi per la dignità della vita delle persone che direttamente o indirettamente sono coinvolte.
(fonte: Etica sgr)