ARCHIVIO
Fatta la legge trovato l'inganno (per risparmiatori e correntisti)
Trasparenza, riduzione dei costi, aumento della concorrenza tra istituti di credito e tutele per i piccoli risparmiatori: sono questi gli obiettivi delle principali novità normative introdotte dalla Banca d’Italia e dalla Commissione Europea.
Vanno in questa direzione la Legge Bersani sulla portabilità, il regolamento sulla trasparenza, l’introduzione dell’ISC e la recentissima PSD (direttiva europea su incassi e pagamenti).
Tuttavia, spesso le aspettative dei consumatori sono state disattese e norme nate per tutelarli a volte finiscono addirittura per danneggiarli.
E’ successo per la norma che abolisce la commissione massimo scoperto, ritenuta iniqua e penalizzante che è stata sostituita da molti istituti di credito con altre più onerose commissioni.
Anche nel caso della Legge Bersani (che rende possibile trasferire un mutuo), soprattutto all’inizio, gli ostacoli posti dalle banche per l’effettiva realizzazione della norma sono stati numerosi, tanto da rendere necessari ulteriori interventi da parte dell’autorità.
Ed è quello che sta accadendo anche a seguito della direttiva europea su incassi e pagamenti (PSD) e dell’introduzione dell’ISC.
La prima prevede la riduzione dei tempi di incasso di assegni, bonifici e pagamenti e la seconda obbliga gli istituti di credito a segnalare per ogni conto corrente l’indicatore sintetico di costo in modo da renderli più facilmente confrontabili.
Le banche si sono così trovate a dover rinunciare ad importanti introiti derivanti dai giorni di valuta su bonifici e assegni e ad affrontare maggiori oneri per gli adempimenti burocratici. Anche in questo caso molte banche hanno riversato queste spese sui propri clienti aumentando i costi delle commissioni o introducendone di nuove.
Nella maggior parte dei casi, questi aumenti riguardano bonifici, domiciliazione delle utenze e altri servizi simili, soprattutto nel caso vengano fatti allo sportello (ma ci sono anche banche che hanno aumentato i costi per i servizi on-line, che da gratuiti sono diventati a pagamento).
L’introduzione delle norme sulla trasparenza e l’imposizione dell’ISC, dunque, anziché essere di aiuto ai consumatori li hanno paradossalmente danneggiati, soprattutto se parliamo di coloro che rientrano nelle cosiddette fasce deboli.
Ad esempio, prima dell’introduzione dei nuovi obblighi da parte delle banche, un pensionato medio pagava per il proprio conto corrente circa 132 euro all’anno, ora invece ne paga 134, mentre per quelli con operatività elevata si è passati da 144 a 146 euro (rilevazioni di Patti Chiari).
In Eticredito i costi dei conti correnti e dei servizi collegati non hanno avuto “ritocchi”, compreso il servizio di internet banking che rimane gratuito. Ad esempio un conto per un pensionato con operatività media costa 96,35 euro all’anno così come una famiglia che opera prevalentemente on-line ne paga 16,00, esattamente come accadeva prima dell’introduzione di queste norme.
Infatti, per Eticredito la trasparenza, l’onestà dei comportamenti, l’equità e l’“etica” nel rapporto con il cliente sono principi cardine su cui orientare tutta la propria attività.
Quindi non solo gli aggiornamenti normativi vengono accolti tempestivamente – e senza resistenza- dall’istituto, ma spesso questi sono stati addirittura anticipati da Eticredito, che per propria mission ha adottato regole interne in molti casi più severe delle norme in essere, per tutelare al meglio i propri clienti e i loro risparmi.